ROMA

Tutti non ci sono, Parco Ildefonso Schuster, spettacoli a Roma, evento in corso



Sul palco il Teatro Patologico, con lo spettacolo “Tutti non ci sono”, scritto, diretto e interpretato da Dario D’Ambrosi, per sostenere l’Associazione Teatro Patologico di cui lui direttore e fondatore.

Dopo concerti, attività per bambini e benessere, Parco Schuster continua a vivacizzare l’estate romana con uno spettacolo unico, quello di “Tutti non ci sono” scritto, diretto e interpretato da Dario D’ambrosi. L’Associazione Teatro Patologico è una realtà importante a Roma, riconosciuta in tutto il mondo, che ha bisogno di tutto il nostro sostegno: la serata del 15 sarà l’occasione per raccogliere fondi per salvare l’Associazione!  

L’Associazione Teatro Patologico nasce nel 1992 diretta dal fondatore e ideatore Dario D’Ambrosi, uno dei maggiori artisti d’avanguardia italiani. Dal 1992 l’Associazione si occupa di un lavoro unico ed universale, quello di trovare un contatto tra il teatro e un ambiente dove si lavora sulla malattia mentale, dove girano ragazzi con gravi problemi psichici.

Per anni l’Associazione svolge le sue attività didattiche, pedagogiche e teatrali nella sala di Via Ramazzini all’interno del Municipio XVI, fino al 2006 quando la Regione Lazio concede il nuovo spazio. Dal 30 Ottobre 2009 l’Associazione del Teatro Patologico ha il suo teatro stabile a Roma in Via Cassia 472. Proprio all’interno di questo spazio nasce la Prima Scuola Europea di Formazione Teatrale per persone con diverse abilità “La magia del Teatro”, che inizia ufficialmente le sue attività didattiche nel gennaio 2010 (il laboratorio di sperimentazione teatrale, Laboratorio delle Emozioni, era attivo già da 10 anni presso altre sedi). Questa scuola rappresenta la realizzazione di un sogno: far incontrare il teatro e la malattia mentale in un percorso che, arricchendo entrambe le realtà, trovi un nuovo modo di fare teatro e aiuti migliaia di famiglie coinvolte con malati di mente.

Teatro Patologico porta in scena “Tutti non ci sono”, per raccogliere i fondi per salvare l’Associazione. Lo spettacolo inizia con la proiezione di un filmato girato a New York dall’italoamericano Gerald Saldo: un breve filmato girato nella Grande Mela, mostra un paziente psichiatrico uscire da un ospedale con una gabbietta vuota in mano, e vagare senza meta per la metropoli.

L’uomo indossa un camice, un pigiama ed un paio di pantofole; ha il volto bianco e smagrito.

È il 1978 e in ossequio alla Legge 180 di Franco Basaglia, chiudono i manicomi. I pazienti vengono dimessi dagli ospedali psichiatrici, catapultati nella città senza alcun criterio, senza considerare che molto spesso il matto viene considerato dalla società come un qualcosa di ingombrante e scomodo, di cui nessuno si vuole assumere la responsabilità.

Nel filmato di D’Ambrosi il paziente (Dario stesso) si trova solo, nel caos cittadino, l’unico oggetto che ha con sé è una gabbia vuota. Dopo lungo peregrinare il malato arriva di fronte la porta di un teatro; si passa così dal filmato all’azione scenica. Entra in scena di spalle agli spettatori e si incammina verso la scena. L’esterno, la società, diventa il pubblico, lo spettatore costretto suo malgrado a confrontarsi con la diversità, con un uomo che si fa fatica a considerare un attore che recita. Egli è a stretto contatto con il pubblico e lo invita a fare azioni stravaganti, pronunciare parole di cui ci si vergogna. Procedendo a braccio, D’Ambrosi costringe gli spettatori ad accarezzarlo e a stringerlo, ricreando quella ritrosia che è tipica di chi si trova di fronte a un vero malato di mente. Sulla bocca dello spettatore si disegna quel lieve sorriso di imbarazzo che caratterizza l’atteggiamento che si ha per i matti. D’Ambrosi sembra allora davvero un povero malato e lo spettacolo riesce nel suo intento di dimostrare quanto sia labile il confine tra pazzia e normalità, interrogandosi sul concetto stesso di pazzia al di là dei comuni preconcetti.

Già rappresentato in molti stati del Mondo tra cui:

Italia, Spagna, Olanda, Repubblica Ceca, Stati Uniti d’America e Brasile, lo spettacolo di D’Ambrosi sbarca anche a Roma, all’ombra della Basilica di San Paolo, nella programmazione del Festival Parco Schuster.

“Tutti non ci sono” a Parco Schuster per sostenere insieme l’Associazione Teatro Patologico.