ROMA

Delitto e castigo, Teatro Argentina, spettacoli a Roma, evento in corso



“Sono convinto che bisogna accostarsi a Dostoesvkij con leggerezza,

lui è stato un autore che non ha avuto paura di essere radicale…”

Konstantin Bogomolov

Quarant’anni, moscovita, Konstantin Bogomolov è tra le voci più lucide della scena contemporanea russa. È lui il regista scelto da Emilia Romagna Teatro Fondazione per firmare la messinscena del capolavoro di Fëdor Dostoevskij, Delitto e castigo. La sfida di trasferire il romanzo dalla pagina alla scena viene realizzata da un astro nascente del panorama russo ed europeo, che in quest’occasione dirige un eccezionale gruppo di attori italiani: Anna Amadori, Marco Cacciola, Diana Hobel, Margherita Laterza, Leonardo Lidi, Paolo Musio, Renata Palminiello ed Enzo Vetrano. Ancora una volta, come già sperimentato da Emilia Romagna Teatro Fondazione in altre produzioni, un regista straniero guida un cast tutto italiano.

Bogomolov è noto per la sua capacità nel portare sul palco la grande letteratura ottocentesca: ha realizzato la messinscena dei testi di Dostoevskij, tra cui I fratelli Karamazov (2013) e L’idiota (2016). Con il suo sguardo, I fratelli Karamazov diventarono un’aspra satira della vita contemporanea russa così disincantata e feroce da aver generato attrito tra il regista e il Teatro d’arte di Mosca che ospitava lo spettacolo.

Bogomolov nell’avvicinarsi a Dostoevskij rifiuta il tradizionale approccio romantico e preferisce abbracciarne il cinismo: «è uno degli autori più interessanti –  ha dichiarato il regista – anche se esiste verso di lui un ingiustificato approccio romantico; è considerato una sorta di essenza delle passioni russe senza che se ne veda il cinismo».

In occasione di Delitto e castigo, Bogomolov: «Non ho mai scelto un attore vedendolo sul palcoscenico perché la cosa più importante è percepire la persona, avvertirne l’energia. Mi interessa inventare una situazione teatrale nella quale il personaggio diventa un medium che parla di noi stessi».

E alla domanda “Cosa significa portare in scena oggi un romanzo come Delitto e castigo?”, il regista risponde: «Significa innanzitutto cercare il modo di rapportarsi a un materiale fortemente arcaico. Scoprire come padroneggiare l’inattualità del tema trattato. Le domande che ci si poneva nel XIX secolo non sono più formulate oggi con lo stesso pungente impulso di trovare una risposta. Il dubbio se sia giusto o meno uccidere non è più un argomento così attuale; ciò probabilmente dipende dal modo in cui la nostra società si è evoluta e si sta evolvendo. È importante quindi riuscire a dare nuova linfa a queste domande, e nuova vita all’argomento che stiamo affrontando. Al tempo stesso però ho voluto rispettare la grande ironia che caratterizza le opere di Dostoevskij, anche se nel romanzo in questione è quasi assente. Bisogna ricordare, tra l’altro, che si è creata una vastissima mitologia a partire da questo romanzo: sono molte le interpretazioni che se ne sono fatte. In tal senso posso dire che il dialogo che noi intraprendiamo qui non è solo un dialogo con l’autore e con il romanzo, ma con la sua mitologia e con tutte le numerose versioni e differenti letture che gravitano attorno a Delitto e castigo».

Il testo dell’autore russo è stato riadattato dallo stesso regista che ne attualizza la vicenda, a partire dal protagonista, Raskol’nikov, qui un immigrato africano, indolente e privo di qualsiasi ideologia, che si rende colpevole di omicidio uccidendo una donna bianca e sua figlia; la sorella di Raskol’nikov fa la governante in una famiglia molto agiata;, una prostituta cerca di persuadere Raskol’nikov a convertirsi al cristianesimo; un poliziotto che è un appassionato lettore di Nietzsche, il pubblico ministero Porfirij Petrovi?, malato di cancro, che si innamora di Raskol’nikov…

Di Fëdor Dostoevskij

adattamento e regia Konstantin Bogomolov

con Leonardo Lidi (Raskol’nikov), Paolo Musio (Porfiriy Petrovich), Renata Palminiello (Svidrigailov)

Diana Höbel (Alena Ivanovna, Sonya Marmeladova), Enzo Vetrano (Lizaveta, Marmeladov)

Margherita Laterza (Dunya Raskolnikova), Anna Amadori (Pulheria Raskolnikova), Marco Cacciola (Nikolka)

scene e costumi Larisa Lomakina

luci Tommaso Checcucci

assistente alla drammaturgia Yana Arkova

assistenti alla regia Teodoro Bonci del Bene, Mila Vanzini

foto di scena di Luca Del Pia

produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione