ROMA

PFF (piano forte forte), Teatro Lo Spazio, spettacoli a Roma, evento in corso



PFF (pronunciato onomatopeicamente con la f prolungata) e? un soffio capace di far vibrare le viscere, e? racconto di donna, il racconto di un essere umano, e? la storia di una vita o di tante vite. PFF e? una favola oscura, tenera, ironica, spietata, sanguigna, e? un sogno lucido reso vivo con sudore, con grazia e ancora sudore.

Ed ora, questa intima riflessione di Valentino Infuso sull’essere umano, sul femminile, è completa! Per la prima volta in versione integrale, il premiato PFF (piano forte forte) con Valentina Cidda Maldesi sale sul palco del Teatro Lo Spazio di Roma, a tre mesi di distanza dalla prima apparizione nella capitale.

Sonata Prima: le origini del male

La nascita, l’infanzia e i momenti salienti in cui si fissano quei germi, nel bene e nel male, che porteranno l’individuo ad essere quel che crede – o che gli hanno fatto credere – di essere.

Sonata Seconda: l’ostinato inferno

Le situazioni, le persone, le dinamiche che l’individuo si crea, richiama a sé, ripete all’infinito, in un processo perpetuo di ritorno alla sofferenza primordiale; come a dire che scegliamo noi, più o meno consapevolmente, gli scenari e i “mostri” che ci tormentano, l’inferno, appunto, che ostinatamente ricreiamo.

Sonata Terza (INEDITA): trasmutazione e guarigione

L’inferno come prova per trasmutare, ossia cambiare il proprio stato essenziale, svilupparlo, trasformarlo al fine di espandere il proprio essere, una via da trascendere perché si apprenda la verità di quello che si è e a cui si è chiamati, e liberarsi infine dalla propria limitata condizione, verso una nuova prova, un nuovo sviluppo.

La sera del 29 marzo l’autore e regista di PFF (Piano Forte Forte), Valentino Infuso, salirà sul palco in contemporanea con Valentina Cidda, ma in un altro luogo di Roma: all’Auditorium della Conciliazione, Infuso sta recitando in questo periodo (e le repliche sono in programma fino a fine anno) nel grande show-evento “Giudizio Universale – Michelangelo ed i segreti della Cappella Sistina” (di Marco Balich), interpretando come performer il ruolo di Michelangelo. “Ma cambiandomi di corsa e prendendo un taxi al volo, farò in tempo ad arrivare al teatro Lo Spazio per prendermi gli applausi insieme a Valentina, se ci saranno”, dice sorridendo Infuso. Sorride, ma è tutto vero: non a caso, la tre-giorni 27-29 è stata già etichettata come “Maratona Infuso”, comprensiva di sprint finale!

INTERVISTA A VALENTINO INFUSO:

D – Che reazione ti aspetti dal pubblico?

R – Non ho proprio idea di cosa aspettarmi. Le altre due sonate sono state proposte ad un pubblico test prima di andare in teatro davanti ad un pubblico pagante, invece la “trisonata” passerà direttamente dalla sala prove al teatro, quindi non abbiamo nessun riscontro. Io ho le idee chiare, anche Valentina le ha, però la reazione sul pubblico la scopriremo solo lì. La terza sonata rappresenta la conclusione dello spettacolo, ma potrà cambiare qualcosa tra una serata e l’altra. A proposito, nelle tre serate sarà a disposizione del pubblico anche il testo integrale stampato, ma ad ogni ristampa, per ogni serata, voglio modificarlo, e comunque la terza sonata sarà performativamente sempre diversa, perché questo fa parte del concetto stesso della trasformazione, che è il tema di questa parte inedita. C’è una struttura di fondo su cui Valentina se la giocherà lì al momento; l’idea non è quella di spiegare, di dare una soluzione teorica, ma di viverla in quel momento… Capite che una cosa del genere non può essere “fissata”. Valentina in scena deve levitare: questa è la tensione a cui miriamo.

D – Complimenti! Ti confermi come un autore e regista molto coraggioso…

R – Beh, sì… forse troppo (ride, ndr). Però mi sento tranquillo perché conosco Valentina e perché l’ossatura, anche di questa terza parte, è forte. E’ un po’ come una partitura jazz… i musicisti, per improvvisare, devono conoscere la partitura alla perfezione; solo allora possono giocarci, in base all’umore, allo stato d’animo, alla temperatura, al vento… In effetti, nel nostro caso non si tratta nemmeno di un’improvvisazione, ma di un “vivere lì” in maniera molto aperta e libera qualcosa che ha una struttura forte.

D – Tornerai a portare PFF – Piano Forte Forte, anche in questa inedita versione in trisonata, in giro per l’Italia?

R – Credo proprio di sì. In attesa della definizione di date, città e teatri, posso dirvi che di sicuro il prossimo autunno saremo in concorso al festival “Le voci dell’anima”, a Rimini.

INTERVISTA A VALENTINA CIDDA MALDESI:

D – Come ti prepari per questo spettacolo?

R – Prima di andare in scena faccio sempre un training molto intenso, sia fisico che vocale, necessario perché questo lavoro è talmente tosto che non è possibile andare in scena a freddo. Ma ciò che è ancora più importante è la pratica costante e quotidiana, che mi fa essere pronta per un lavoro così. Tuttavia, c’è qualcos’altro che per me è ancor più fondamentale, ed è il cuore. E’ l’energia, la carica, la generosità. Credo che PFF sia un lavoro che richiede una grande generosità nei confronti del pubblico. E’ una scelta, una volontà, un desiderio di comunicare, di raccontare, di risvegliare, di mostrare certe cose. Alla base c’è il cuore, sì, perché questo è quello che amo, e credo che quando amiamo, abbiamo energia fino alla fine dei tempi.

D – Lo spettacolo è già andato in scena con le prime due sonate. Ora, come preannunciato, ci sarà anche la terza sonata inedita. E’ la conclusione del percorso, o pensi che la scrittura di PFF continuerà? E cosa dobbiamo aspettarci da questa terza parte?

R – Si tratta della conclusione di PFF. Poi, non so se posso anticiparlo… ci saranno degli spin off; ad esempio registreremo il cd (nello spettacolo c’è anche uno show musicale, ndr).  In merito a cosa potete aspettarvi… beh, con questa terza parte, mi auguro di riuscire a trasmettere una trasformazione, una resa ed una guarigione. Il calore ed il conforto che dà il comprendere che la guarigione è possibile, sempre, che non è mai troppo tardi e che nella nostra vita possiamo compiere un’opera alchemica di trasformazione, quindi a trasformare le tenebre in una possibilità di riscatto per la luce.

D – E’ un lavoro che ti coinvolge molto…

R – E’ uno spettacolo durissimo, anche per me, non solo dal punto di vista fisico, performativo, ma anche emotivo. E’ un viaggio vero, dall’inizio alla fine, che rivivo ogni sera in scena; quindi anche il processo della guarigione sarà estremamente importante e profondo per me. Detto questo… non so esattamente cosa succederà. E’ una scommessa. Nel senso che lo scoprirò in scena, perché mentre le altre parti hanno uno schema ed una struttura rigidissimi, anche a livello di ritmo, quest’ultima sonata è invece un momento più mio, un momento in cui potrò soltanto vivere profondamente quella trasformazione. E’ difficile raccontare la trasformazione a parole; in effetti, la puoi solo mostrare, e per mostrarla devi viverla. Quindi potrebbe addirittura accadere che ogni sera il testo cambi. Chiaramente c’è uno schema, ed è anche rigido, però questo è il momento più libero, è una vera e propria “resa”, e nella resa c’è un “qui e ora” che vivrò e che potrà mutare ogni sera. E’ stata un’esperienza fantastica lavorare con Valentino in questa occasione; è la prima volta che riesco ad affidarmi così totalmente, e questo avviene grazie alla regia ed alla scrittura di Valentino, pur in una creazione che riguarda anche me ovviamente. Per me è un’esperienza nuova: un lavoro che è per me anche creativo, ma nella fiducia più assoluta in Valentino Infuso che ritengo un grande genio.

PFF (piano forte forte), trisonata per corpo femminile e pianoforte

per la prima volta in versione integrale

Lo spettacolo teatrale di Valentino Infuso con Valentina Cidda Maldesi